sasso piatto

parcheggio passo Sella vista Sasso Piatto

Se siete alla ricerca di una camminata poco impegnativa ma con una vista mozzafiato, questa escursione fa per voi!

Partenza dal parcheggio di passo Sella (a pagamento), con vista strepitosa sul Sasso Piatto di fronte a voi, prendete il sentiero che vi conduce al primo rifugio denominato Friedrich August. Per raggiungere questo rifugio c’è una salita con una pendenza importante ma è lunga solo qualche centinaio di metri, se vi guardate intorno, però, il paesaggio è talmente strepitoso che non vi accorgerete nemmeno di fare fatica! Sulla vostra sinistra avete il massiccio Pordoi poi spostata un pò verso destra sua maestà la Marmolada, sulla vostra destra sempre il Sasso Piatto.

Pordoi

Arrivati in cima alla salita avete un panorama a 360° con le montagne più incantevoli del mondo le Dolomiti. Di fronte a voi potete vedere il famoso Catinaccio. Sulla vostra sinistra, se siete appassionati di sport adrenalinici, potete andare a vedere le partenze di decine e decine di parapendii…chissà magari vi verrà voglia di provare!!!

Proseguendo il nostro percorso andiamo a incontrare il rifugio Friedrich August, rifugio che volendo vi può ospitare anche in camere super accoglienti per la notte!

rifugio Friedrich August

Dopo il rifugio una leggera discesa ci porta su un sentiero prevalentemente pianeggiante con leggeri sali e scendi, il panorama qui ci propone sulla sinistra il Catinaccio e sulla destra il Sasso Piatto, dopo alcuni chilometri arriviamo al rifugio Pertini (https://www.rifugiopertini.com/). Se siete affaticati potete fare una piccola pausa sulle bellissime sdraio di legno installate nel prato limitrofo e magari sorseggiare un buonissimo succo di mela!…..Pronti via si continua il sentiero verso il rifugio sasso piatto.

vista da rifugio Sasso Piatto

Circa dopo trenta minuti arriviamo al rifugio Sasso Piatto, da qui vediamo l’alpe di Tires e l’incantevole Sciliar. Da qui si diramano vari sentieri, si può arrivare sulla cima del Sasso Piatto (2 ore circa) oppure andare verso l’alpe di Tires ( 2.30 ore circa) oppure scendere e andare verso L’alpe di Siusi o al rifugio Vicenza…..insomma c’è da sbizzarrisi!

Io opto per scendere e dirigermi verso il rifugio Zallinger 30 minuti, qui c’è una ripida discesa per raggiungere il rifugio che di conseguenza nel ritorno si trasforma in ripida salita!!!

rifugio Zallinger

Questo rifugio ha dell’incantevole, posizionato in mezzo ai prati nella tranquillità assoluta, ho potuto vedere delle bellissime camere dove trascorrere una vacanza all’insegna della natura e del relax, il rifugio inoltre offre agli ospiti un bellissimo e attrezzato centro benessere. Purtroppo io ho avuto il piacere di trascorrere in questo delizioso posto solo il tempo di un pranzo fugace, sicuramente tornerò per passare più di qualche ora!

Dopo aver pranzato con delle ottime tagliatelle ai finferli torno sui miei passi, ripercorrendo tutto il percorso a ritroso!

Tutto il percorso ha una durata di circa 17 km, pochissimi sono i tratti impegnativi quindi lo consiglierei a tutti!

affaccio sull’Alpe di Siusi

Vi lascio con quest’immagine….alla prossima!!!

RIFUGIO NINO PERNICI

Una domenica di circa 16 km a piedi rigorosamente con la mascherina in tasca a portata di mano nel caso si incontrasse qualcuno…è sì perché quest’escursione è fresca fresca di domenica scorsa. Quindi iniziamo! Partenza da Rovereto direzione frazione Pranzo di Tenno, una volta arrivati a Pranzo si continua sulla strada provinciale e dopo due tornanti vedrete le indicazioni per località Campi e malga Grassi(sulla sx). Una volta arrivati nel piccolo abitato di Campi si continua prendendo le indicazioni per malga/capanna Grassi, si continua per circa due chilometri la strada all’inizio è asfaltata poi diventa bianca, arrivati alla fine non potete più proseguire e trovate un parcheggio.

Da qui partiamo per raggiungere la nostra, meta quindi zaino in spalla e via.

Seguiamo le indicazioni per il segnavia 402 e iniziamo la camminata all’interno del bosco, si continua sempre seguendo le indicazioni, il sentiero è segnato molto bene non si può sbagliare. Dopo circa un’ora e venti di cammino si sbuca fuori dal bosco, qui il sentiero ci porta su un grande prato pieno di dossi, questa è la bocca di Tret, il rifugio è a qualche centinaio di metri alla nostra sinistra e poi ci troviamo davanti a questo crocevia di indicazioni! insomma avete l’imbarazzo della scelta arrivati quassù.

Io decido di procedere verso destra, prossima meta Mazza di Pichea si continua spostandosi sul versante orientale e ci affacciamo sull’inizio della val di Ledro, bisogna dire che senz’altro il paesaggio è molto bello. Su questo sentiero si possono notare numerose fortificazioni risalenti alla prima guerra mondiale, infatti dopo circa 10 minuti di cammino ci troviamo con il nostro sentiero che sale a sinistra ma cento metri avanti a noi c’è un qualcosa da non perdere!

Un fantastico punto panoramico che si affaccia sulla val di Ledro, poi una sorta, sembrerebbe, di piccolo bivacco: una piccola casetta di legno con un tavolo e due letti di legno. Ai piedi di questa piccola casetta troviamo la caverna dedicata al capitano dei Kaiserjäger Ludwig Riccabona che combatté durante la prima guerra mondiale.

Trascorso il tempo necessario per godersi la vista e leggere i cenni storici che troviamo in questo posto torniamo indietro sul sentiero fino ad arrivare appunto al bivio del nostro sentiero segnavia 420. Il sentiero sale abbastanza rapidamente, dalla bocca di Tret mt 1581 arriveremo a Mazza di Pichea mt 1879, quindi appunto il dislivello è di circa 300 mt. Nell’ultimo tratto per arrivare alla cima troviamo un cordino di acciaio che ci aiuta e ci permette di arrivare alla croce in sicurezza. La vista da qui è mozzafiato, si vede un pezzo di lago di Garda e le cime innevate dell’Adamello, senza parlare di tutto il resto!

Dopo una decina di minuti ad assaporare la vista magnifica ed a riprendersi dalla salita, torno indietro fino ad arrivare nuovamente a Bocca di Tret, qui decido di mangiare il mio pranzo al sacco riposarmi un pò al sole e poi ripartire verso la macchina, facendo però un’altra strada. Mi dirigo quindi verso il rifugio che è ancora chiuso….no so se a causa normative covid o altri motivi e prendo il sentiero nr 413 direzione Bocca Saval. Il sentiero qui si sposta sul crinale occidentale e continua su un falso piano molto piacevole e rilassante, fino ad arrivare appunto a Bocca Saval.

Altro crocevia che ci darebbe un sacco di spunti per nuove camminate! Una volta arrivati qui, si prende la strada che porta verso valle e si continua senza mai lasciarla fino appunto a ritornare al nostro punto di partenza ovvero Capanna Grassi dove abbiamo lasciato la macchina.

Spero possa esservi utile questo articolo….quando andrete da queste parti fatemi sapere!

UNA VACANZA A 5 STELLE

Quante volte siete rimasti a bocca aperta guardando i depliant o le pubblicità degli alberghi in Alto Adige?? Queste strutture con ogni tipo di comfort, immerse nella natura incontaminata e circondate da cime maestose emanano relax e tranquillità solo guardando le immagini. Così quest’inverno decisi di optare per un 5 giorni in uno di questi magnifici resort: il Cyprianerhof, ubicato nella val di Tires ai piedi del famosissimo Catinaccio.

Da alcuni anni mi ero abituata a passare i capodanni all’estero ma quest’anno per problemi lavorativi dovevo restare vicino a casa ma nonostante questo avevo un disperato bisogno di staccare la spina…la vacanza perfetta quindi non poteva che essere questa 😉

Il Cyprianerhof è un albergo che fa parte dei Belvita e dei Vitalpina Hotels: catene di alberghi dell’Alto Adige, tutte rigorosamente a conduzione famigliare, accomunati da una grande passione per la natura che trasmettono ai loro ospiti. I programmi e i trattamenti benessere sono su misura per l’ospite e vengono effettuati con prodotti naturali di alta qualità; l’arte culinaria viene trasmessa dagli chef attraverso la cucina tipica tirolese e mediterranea andando ad utilizzare sempre prodotti freschi e del territorio. La maggior parte dei titolari di questi alberghi, facente parte di queste catene, sono guide alpine: ogni giorno vengono proposte camminate, ciaspolate e addirittura arrampicate sempre diverse….ognuno è sempre libero di partecipare a queste uscite di gruppo o di optare per delle camminate in autonomia. Anche in questo caso non esitate a chiedere consigli o indicazioni su sentieri ai proprietari, saranno sempre pronti a darvi i consigli migliori per garantire un soggiorno perfetto.

Soggiornare qui permette di essere immersi nella natura: si può partire per andare a fare una camminata o una ciaspolata (neve permettendo), andare a sciare nei vari comprensori vicini o semplicemente rilassarsi nelle fantastiche aree welness abbandonandosi totalmente al relax e al buon cibo.

Io e il mio compagno siamo partiti per andare in questo meraviglioso hotel; avevamo programmato una partenza mattutina per andare a sciare sulle piste di Obereggen\Pampeago\Predazzo: comprensorio che dista circa 45 minuti dalla struttura alberghiera. Siamo arrivati sulle piste la mattina presto, abbiamo sciato circa 4\5 ore e poi ci siamo diretti verso l’albergo arrivando a destinazione verso le 15.30. Programma perfetto che ci ha permesso di fare uno spuntino durante la merenda pomeridiana e sfruttare il centro benessere fino a ora di cena!

Che dire dell’albergo? Stupendo, quando si entra si è avvolti dal calore del legno in contrasto con la pietra del pavimento, le grandi vetrate che lasciano vedere tutto ciò che circonda trasmettono un senso di rilassamento; tutto perfetto, la camera in stile alpino molto confortevole….per non parlare dell’area wellness. Come sapete già sono un amante dei centri benessere e l’Alto Adige colpisce sempre nel segno! 3 saune e un bagno turco, una piscina idromassaggio esterna vista Catinaccio esattamente fuori dalla sauna principale che si trovava all’esterno. Durante il pomeriggio si susseguivano tre o quattro Aufguss ( se non sapete cosa sono andate a leggere il mio articolo “il miglior centro benessere in Alto Adige), sempre molto belli. Oltre a queste, chiamiamole attrazioni, del centro benessere c’erano anche due zone relax veramente confortevoli: sedie a dondolo sospese, lettini, letti in paglia, letti matrimoniali a baldacchino…insomma ogni persona poteva trovare l’angolo relax preferito! Dopo il relax del centro benessere ovviamente, c’era la cena e anche qui devo dire che è sempre stato tutto perfetto: antipasto al buffet, ogni sera diverso, primi secondi e dolce alla carta. La varietà delle pietanze è sempre stata di qualità ricercata, 5 giorni che per il palato ma anche per gli altri 5 sensi sono stati sbalorditivi.

Cosa fare però tutto il giorno quando ci si trova in location di questo tipo?

MALGA HANIGERSCHWAIGE sentiero 7

Dall’albergo, al di la della strada appena fuori l’ingresso, si trovano delle indicazioni di alcuni sentieri, per arrivare alla malga Hanigerschwaige (prima foto), bisogna seguire il sentiero 7. Si inizia salendo lungo il rio (al di là della strada) passando nel bosco, ad un certo punto si sbuca sulla strada, si oltrepassa la carreggiata proseguendo il sentiero verso l’alto. Questa malga ha la fortuna di trovarsi ai piedi delle torri del Vjolet, un insieme di 7 torri rocciose situate nel mezzo della catena montuosa del Catinaccio. Seguendo questo sentiero quindi ci si dirige verso le torri….diciamo che sono il punto di riferimento che ci accompagna per tutta la salita che dura circa due ore e mezza. Il tragitto si alterna tra boschi e prati, tutti innevati, nonostante questo, le condizioni, erano tali da poterlo percorrere senza l’uso delle ciaspole. Verso l’ultima mezz’ora di camminata ci si imbatte in due ponti di legno, magnifici! Erano stracolmi di neve!

Valicati questi ponti, manca poco ad arrivare alla meta, la malga fortunatamente è aperta anche d’inverno così abbiamo potuto prendere una buona bevanda calda! Non abbiamo mangiato nulla perché contavamo di ritornare per le 15 e approfittare della merenda meravigliosa del Cyprianerhof! Eh sì, perché come la maggior parte degli hotel in Alto Adige, anche questo offre una pensione a 3\4: colazione, cena e spuntino pomeridiano. Alla fine però si mangia sempre più del dovuto! Dopotutto però siamo in vacanza…e darsi dei freni proprio quando si fa una vacanza a 5 stelle non mi sembra corretto!

MONTE CAVONE sentiero 4

Partendo sempre dall’albergo si prendono le indicazioni del sentiero nr 4 con destinazione monte cavone (Tschafon) si oltrepassano le case del paese salendo in direzione ovest, fino a che ci si imbatte in una strada forestale. La strada forestale ci conduce a Wuhnleger, un pascolo con uno stagno piccolo, dove stanno ristrutturando una sorta di maso\rifugio, da qui si prosegue fino a che le indicazioni portano a prendere un sentiero sulla sinistra. Questo sentiero diventa molto panoramico, all’inizio all’interno del bosco ma poi la vista si apre ed è magnifica; le numerose panchine sono ottimali per godersi il paesaggio vista Catinaccio! Nell’ultimo tratto di percorso si attraversa un bosco di pino mugo che ci fa sbucare proprio sotto al rifugio di monte Cavone, che, ahimè, in questo periodo dell’anno l’abbiamo trovato chiuso.

Per fare questo percorso abbiamo impiegato poco meno di due ore e circa un’ora e un quarto per il rientro in albergo.

Camminare circondati dalla neve a temperature poco confortevoli non è sempre considerato relax, ma sapendo che ogni volta che si ritorno c’è un centro benessere che ti avvolge nel suo calore beh diciamo che tutto assume un’altra dimensione.

Questo stile di vacanza non è sicuramente economico ma una volta ogni tanto qualche piccolo piacere bisogna concederselo altrimenti cosa viviamo a fare?

Vi aspetto nel prossimo articolo!

BIVACCO DELLA VIGOLANA

Sapete cos’è un bivacco? Un bivacco è una sorta di rifugio di emergenza per la notte per gli alpinisti\escursionisti\trekker, è un posto libero, ovvero non servono prenotazioni (nella maggior parte dei casi) e non sono gestiti da nessuno.

Bene non molto lontano da casa mia si trova uno dei più belli e suggestivi bivacchi, il bivacco della Vigolana. È stato costruito nuovo nel settembre 2016, sostituendo il vecchio container rosso con una struttura in lamiera grigia antracite, con delle vetrate super panoramiche con vista sui laghi di Levico e Caldonazzo, sulla città di Trento e sulla Valsugana è un vero spettacolo.

Durante tutta la mia infanzia e adolescenza ho passato le vacanze estive ed invernali a Folgaria e non sono mai riuscita a raggiungere il Becco di Filadonnala vetta più alta nelle vicinanze….così dopo un sacco di anni che nutrivo il desiderio di arrivare a questa cima l’anno scorso mi decisi. A convincermi fu la foto di una mia amica che era andata al bivacco della Vigolana, il paesaggio incantevole mi fece pensare a come organizzare il tutto. Tramite questa amica mi sono informata di come era organizzato il bivacco: non esistono i servizi igienici (come nella maggior parte dei casi), non c’è acqua né all’interno né nei paraggi ma è dotato di una stufa a legna, è provvisto di coperte e cuscini e ci sono all’incirca 10 posti letto.

Di conseguenza a queste informazioni sono partita con 5 litri d’acqua, 2 pranzi e una cena al sacco, un pò di caffè per la colazione e un sacco lenzuolo, considerando che dovevo camminare per circa 5\6 ore ho preferito rinunciare al peso del sacco a pelo vista la presenza delle coperte.

Il bivacco della Vigolana è a mezz’ora dalla cima del Becco di Filadonna, per raggiungerlo ci sono parecchi sentieri, io scelsi il più lungo quello che sognavo da anni, quindi con partenza da Folgaria. Potete lasciare la macchina nei parcheggi fuori dal Cinema Paradiso o sotto l’albergo villa Wilma c’è un grande parcheggio sterrato gratuito. Una volta parcheggiata l’auto vi incamminate verso Folgaria ovest prendendo la via del Parco percorrendola tutta fino alla fine. Una volta finita la strada asfaltata inizia un sentiero sterrato in salita (SAT 425) che vi porterà al rifugio Paradiso.

Il sentiero all’inizio ampio poi si restringe diventando sempre più stretto salendo a serpentina sul lato meridionale della montagna, quando si esce dal bosco si avrà una splendida veduta sulla Vallagrina, vi sembrerà di dominare su tutto. Seguite sempre i segnali del sentiero sat 425 fino a che rientrando di nuovo nel bosco spunterete sui prati ai piedi del rifugio Paradiso (1608 mt). Il rifugio è l’unico punto di ristoro che incontrerete poi lungo il percorso non troverete altro, verificate però, se avete intenzione di fermarvi, che il rifugio sia aperto. Io sono partita con le scorte d’acqua da Folgaria, se fosse aperto il rifugio converrebbe fare il pieno delle borracce qui, così evitereste di portarvi un peso inutile sulla schiena per circa un’ora e mezza di strada con 600 metri di dislivello; mi raccomando però siate certi al 100 % che sia aperto altrimenti resterete senza acqua.

Arrivati qui vi dirigete verso la chiesetta di San Vigilio, dove oltre che continuare il percorso per la destinazione finale, godrete di una vista spettacolare sulla val Gola. Continuate a salire il sentiero arrivando al punto panoramico (1815 mt) il sentiero da seguire è sempre il 425. Qui si passa ad una vegetazione completamente diversa, si è iniziato il percorso in un bosco di larici e abeti per poi arrivare nei prati intorno al rifugio, qui invece ci troviamo in mezzo ai mughi e inizia la traversata delle cime per arrivare alla più alta di tutte il Becco di Filadonna.

Proseguendo, il sentiero si fa un pò più difficile ma nulla di impossibile, si arriva al bivio per malga valli e qui bisogna tenere sempre il sentiero 425 e quindi prendere l’indicazione per monte Cornetto, Becco di Filadonna e Bivacco Vigolana. Mancano pochi metri ormai per raggiungere quota 2050 mt perché infatti il monte Cornetto raggiunge questa altezza. Dall’osservatorio potrete ammirare tutte le montagne intorno, avrete una vista a 360 gradi con la catena del Brenta che svetta in tutta la sua lunghezza.

Questo panorama è ottimo per fermarsi a fare una pausa e a mangiare il vostro pranzo al sacco, perché da qui per arrivare al bivacco ci vogliono ancora 2 orette circa. Il sentiero dalla cima prosegue subito dopo l’osservatorio, non dimentichiamoci di seguire sempre il sentiero 425, da questo punto vediamo la cima del becco e la nostra destinazione dritta a noi, il sentiero continua in mezzo ai mughi di montagna fino a che svolta a sinistra e inizia ad abbandonare la cresta ( ci sarebbe un altro sentiero che continua in cresta ma è stato lasciato andare e quindi, soprattutto all’andata, potrebbe essere difficoltoso trovare i segnavia). Si prosegue con un pendio leggermente in discesa che ci fa perdere quota, arriviamo infatti ai piedi del Becco con una ascesa di 200 mt di dislivello da percorrere, non fatevi scoraggiare perché ormai siete vicinissimi alla meta.

veduta dalla cima del Becco di Filadonna

Da qui arrivare al bivacco è velocissimo una ventina di minuti e si è arrivati, io sono arrivata vero le 17, il percorso era affascinante per non fermarsi a fotografare il panorama che offriva. Varcata la soglia del bivacco scopro che sono l’ottava ospite del giorno! Avevano deciso di passare una notte diversa dal solito un padre con un figlio di Trento, due amici della Valdobbiadene, una coppia piemontese, un solitario vicentino e io. Abbiamo fatto quattro chiacchiere, cenato assieme e giocato a lupus in fabula dopodiché siamo andati tutti a dormire.

La cosa importante in un bivacco è non lasciare rifiuti, cercare di lasciare più pulito di come si è trovato e magari portare qualcosa da lasciare….qualcosa di utile intendo io ad esempio ho portato un pacchetto di diavolina, un altro aveva portato della legna etc.

La mattina ognuno si è svegliato quando voleva, ma tutti si sono svegliati per vedere quest’alba magnifica, dopodiché colazione e pronti per il ritorno. Parlando con i miei “compagni di bivacco” ho scoperto che potevo fare una strada alternativa per il ritorno passando da cima Vigolana. Così all’uscita del bivacco invece di andare a sinistra e tornare verso il Becco giro a destra, si continua dritti e si prendono le indicazioni per cima Vigolana, ad un certo punto il sentiero indica sinistra e qui ci troviamo davanti una salita abbastanza impegnativa, il sentiero viene indicato per escursionisti esperti, si trova un cordino d’acciaio per tenersi e per salire in questa specie di canalone.

Arrivati in cima si prosegue ancora per un pò seguendo sempre le indicazioni del sentiero 450 e poi si arriva alla cima, anche qui il panorama è bellissimo, le varie prospettive che la montagna regala lasciano senza fiato. Continuo il sentiero andando verso il Becco di Filadonna che da cima Vigolana si vede benissimo. Arrivata in prossimità vedo il vecchio sentiero che prosegue in cresta alle cime e decido di fare quello sulla via del ritorno, cambiando così l’itinerario dell’andata. Faccio qualche passo e mi si presentano davanti a me un circa 6\7 stambecchi, bellissimo!!!

Proseguendo su questo sentiero ci si imbatte anche in un pezzo devastato da un incendio negli anni passati, vedere come il fuoco devastata il paesaggio è incredibile metri e metri di nulla, tutto morto, tutto secco, tutto carbonizzato. Il vecchio sentiero, è abbastanza malridotto a volte si fatica a trovare i segnavia ed in mezzo ai mughi bisogna proprio farsi strada, lo sconsiglio, anche se permette di vedere un altro pezzo di montagna.

Continuando a camminare arrivo ad un bivio ed anche qui decido di cambiare strada rispetto all’andata e decido di percorrere il sentiero 425b, invece di proseguire verso il Monte Cornetto prendo questo sentiero che si tiene sul lato orientale della montagna guardando praticamente l’abitato sottostante di Carbonare e San Sebastiano. Il sentiero è molto stretto e in alcuni casi attaccato alla roccia, a volte ci sono dei cordini di acciaio per camminare in sicurezza, diciamo che il percorso è molto esposto. Arrivati alla fine prendiamo le indicazioni per Folgaria e sorgente fontanelle sentiero 451.

Per arrivare a questa bellissima fontanella le ginocchia si fanno sentire la discesa è lunga ma ormai la strada per il rientro alla macchina si accorcia sempre di più.

Andando avanti infatti si tengono le indicazioni per Folgaria e la strada ci porta in prossimità del campo da calcio da qui prendendo il sentiero tra il campo da calcio e il parco giochi si prosegue per circa 50 metri e poi si prende il sentiero sulla sinistra, si sbuca in un grande prato di una casa privata bianca, dove però è possibile passare a piedi e alla fine del prato inizia la strada asfaltata che ci porta dritti dritti al parcheggio.

Così si è conclusa la mia escursione di due giorni, vi avviso che i 5 litri d’acqua sono stati giusti non ne ho avanzata e non mi è mancata. Spero di avervi fatto venire un pò di voglia di montagna e di camminate 😉 alla prossima avventura ciao ciao

IL MIGLIOR CENTRO BENESSERE IN ALTO ADIGE?

Che dire, tra le tante cose sono una vera amante dei centri benessere, per questa categoria direi che l’Alto Adige si colloca al primissimo posto, la cultura del centro benessere, della sauna e dei suoi rituali in questo luogo d’Italia trova la sua massima espressione.

Quando posso nei weekend invernali cerco sempre di trovare il tempo per una giornata in centro benessere e quando penso ad una giornata di totale relax mi viene in mente solamente un nome e questo è CRON4. Il cron4 è un centro benessere molto grande dotato di piscine, dove se volete allenarvi potete fare numerose vasche, ma anche per i vostri piccolini c’è la possibilità di svago con delle zone specifiche e con la presenza di un lungo scivolo di 75 mt, ma ciò che vi farà innamorare di questo posto sarà senz’altro l’area saune….entrerete in una dimensione pazzesca; vi accoglieranno il calore di 2 bagni turchi, un percorso kneipp interno ed uno esterno e la bellezza di 8 saune senza parlare delle numerose aree relax. In ogni angolo troverete degli spazi per sedervi o sdraiavi comodamente, e qui potrete scegliere tra un lettino per prendere il sole o un vero e proprio letto e se il tutto vi sembra scomodo potete andare alla ricerca dei letti ad acqua che troverete al secondo piano ma se ancora non vi sentite soddisfatti perché vorreste un pò più di privacy per fare un sonnellino in santa pace nel giardino troverete delle fantastiche casette per schiacciare un pisolino da soli.

Un vero paradiso. La caratteristica di questo posto è che le saune sono quasi tutte all’esterno e in tante piccole casette di legno, sembra quasi di essere in un villaggio incantato: i sentieri in pietra d’ardesia, il profumo del legno, la vista spettacolare delle montagne attorno, il personale vestito con i costumi tipici dell’alto Adige e la pulizia, la pulizia è impeccabile non c’è un posto che non sia pulito, costantemente vengono pulite ed igenizzate tutte le superfici, in primis i pavimenti ma poi i vetri le maniglie e qualsiasi cosa e l’ordine…ogni cosa è al posto giusto se qualcuno sposta un cuscino ecco che poco dopo passa qualcuno che lo rimette a posto, se si lascia una coperta spiegazzata su uno dei lettini ecco che arrivano a ripiegarla e a risistemare il cuscino…insomma non c’è niente che non sia perfetto.

Come sapete, o forse non lo sapete, nella maggior parte delle saune in Alto Adige si entra senza costume, e anche qui vige questa regola, quindi per chi ha un blocco totale su questa modalità qui con il costume non si può entrare e vi avverto…non provateci nemmeno!!

Perché però venire fino qui, fare tutti questi km? Il vero asso della manica di questo centro benessere sono gli Aufguss…sapete cosa sono? Tradotto in italiano questa parola significa gettata di vapore, diciamo che è una sorta di rituale saunistico; viene svolto nella classica sauna finlandese ( quella del cron4 vanta più di 60 posti a sedere), il regista di questo “rito” si chiama aufgussmaister. In sintesi il rito comporta il versamento di acqua o ghiaccio, aromatizzati con oli essenziali, sopra il braciere; l’acqua a contatto con le pietre roventi vaporizz, diffondendo all’interno della sauna il profumo dell’essenza. L’aufgusmaister tramite movimenti ritmici di un asciugamano dirige il vapore verso i saunisti, il tutto viene accompagnato da musica di sottofondo.

La pratica dell’aufguss ormai sta dilagando in moltissimi centri benessere…ma qui… le gettate di vapore sono dei veri e propri spettacoli, sarà la dimensione della sauna? sarà l’atmosfera di queste magiche casette che circondano il tutto? o forse sarà perché gli aufgussmaister qui sono più bravi dell’altri? Lascio a voi dare le risposte a questi quesiti.

Spero di avervi invogliato a fare una scappatina qui…più avanti farò un articolo con i vari centri benessere in Trentino e Trentino Alto Adige nei quali sono andata.

FERRATA DI MONTE ALBANO

Le vie ferrate: in Trentino ne esistono parecchie e quella di Monte Albano per chi abita in Vallagarina è sicuramente la più vicina e comoda da raggiungere. Arrivando nell’abitato di Mori, percorrete via Roma, via Tranquillini e via Teatro ed in tutte queste vie troverete più di un sentiero con le indicazioni per Monte Albano. Con una passeggiata di circa quindici minuti arrivate alla chiesetta che sovrasta tutto l’abitato, impossibile non vedere il campanile con il suo grande orologio che domina la vallata.

Arrivati alla chiesa continuate il sentiero, troverete le indicazioni per arrivare alla partenza della ferrata. Andando avanti sulla destra vedrete anche dei bagni pubblici. La partenza della ferrata dista altri cinque minuti di passeggiata nel bosco e poi ci si trova faccia a faccia con la parete di roccia.

Le ferrate, per chi non lo sa, sono dei percorsi su roccia attrezzati artificialmente. Percorsi che, con la dovuta attrezzatura ( imbrago, caschetto, scarpe idonee) permettono di effettuare la salita in sicurezza cosa che, se non ci fossero, solo l’arrampicata in cordata permetterebbe di arrivare alla fine del percorso. Insomma possiamo definire volgarmente le ferrate come un avvicinamento, un approccio, all’arrampicata. Ci sono varie vie ferrate facili, medie e difficili, la ferrata di Monte Albano è considerata medio\difficile.

partenza

Eccoci qui ai primi appigli, della ferrata, devo dire che l’inizio forse è quello un pò più complicato, il primo aggrappo è abbastanza in alto quindi bisogna fare attenzione proprio nell’arrivare a questo anche perché la roccia risulta essere levigata e di conseguenza scivolosa; l’importante nelle ferrate è mettersi sempre in sicurezza, i due moschettoni servono proprio per far si che uno sia sempre agganciato ad un sostegno. Mai sottovalutare la facilità dei passaggi senza agganciarsi, basta una minima distrazione per scivolare o cadere e i moschettoni sono quelli che ci salavano da questi imprevisti, quindi mai mai sganciare entrambi i moschettoni.

Come dicevo prima , questa ferrata è considerata medio\difficile, proprio perché i passaggi sono quasi tutti esposti verso il vuoto, per chi soffre di vertigini direi che non è molto indicata, ma in ogni caso non è nulla di infattibile perché il percorso è in totale sicurezza. La durata della ferrata è di circa 45 minuti, se non avete mai affrontato una ferrata forse non è il caso di partire proprio da quella di Monte Albano ma da una più semplice, proprio per iniziare a testare voi stessi su questi percorsi.

Arrivo

Il percorso finisce quasi sulla cima della parete rocciosa, da qui si prende un sentiero che dapprima sale verso l’alto e poi scende fino a farvi ritornare nei pressi della chiesetta, da qui potete tornare alla macchina dalla ripercorrendo a ritroso la strada dell’andata.

Ricordate questa ferrata è totalmente esposta al sole, non dimenticate di portare con voi acqua o altri liquidi per mantenere una buona idratazione.

Se siete dei turisti o comunque non bazzicate nella zona della Vallagarina prima del rientro a casa vi consiglio un buon gelato nella famosissima gelateria Bologna situata propio a Mori, dopo la fatica meritate anche voi una ricompensa!!

IL TRENINO ROSSO DEL BERNINA

La mia vacanza sul trenino del Bernina. Dopo molti anni che pensavo a come poter organizzare al meglio un weekend sui binari del famigerato trenino rosso eccomi finalmente in viaggio. Ho programmato questi giorni con due pernottamentI uno a Tirano, paese italiano da dove parte il trenino e l’altro a Pontresina il paese prima di San Moritz. Partenza venerdì 31 gennaio 2020 ad ore 18.20. Parto da Rovereto, dove abito, per arrivare a Tirano in macchina. Ho deciso di prendere la strada più corta di chilometraggio passando dalla Val di Sole e valicando il passo del Tonale. Lungo la strada mi sono fermata per la cena ad Aprica in una pizzeria chiamata la Maison servizio velocissimo e ottima pizza lo consiglio. Mi sono fermata qui alle otto e mezza anche se era mia intenzione fermarmi verso le otto ma oltrepassato il passo del Tonale trovare una pizzeria lungo la strada direi che è un’impresa difficile…Sono arrivata a Tirano alle 21.40 dove mi aspettava la mia camera prenotata all’albergo Gusmeroli ho pagato una singola con pernottamento e prima colazione ad €40. Il ragazzo incaricato per il check in, credo sia il titolare, è stato veramente gentilissimo mi ha consegnato l’orario del trenino dandomi dei consigli sulle fermate più interessanti nel periodo invernale veramente disponibilissimo. Sabato mattina sveglia alle sette e mezza l’obbiettivo era quello di prendere il treno delle 9.00; dopo un’ottima colazione mi dirigo con la macchina dietro la stazione dei treni in via Calcagno qui c’è un comodo parcheggio gratuito, ho parcheggiato la mia macchina e con un passaggio sotterraneo sono arrivata a piedi alla stazione. Qui ho comprato il mio biglietto per il treno regionale fino a Pontresina e anche il biglietto per il giorno dopo da Pontresina a San Moritz, il tutto per circa 36 euro. La ferrovia Retica diventata patrimonio mondiale dell’Unesco propone la possibilità di compiere la tratta Tirano San Moritz con un biglietto regionale, il quale ha una validità giornaliera e permette di fermarsi nelle varie fermate potendo prendere il treno successivo; altra possibilità è quella di prendere il biglietto con carrozza panoramica chiamato bernina express, questo biglietto deve essere prenotato in anticipo e non permette di scendere quindi bisogna fare tutta la tratta completa. Io ho deciso di acquistare il regionale per l’andata e la carrozza panoramica per il ritorno.

Partenza alle nove, il biglietto regionale permette di poter abbassare i finestrini per fotografare all’esterno, qui la prima cosa che veramente merita è Busio: il treno inizia qui la sua “corsa” verso il cielo, passa sotto la quarta campata del viadotto elicoidale e poi sale di 20 metri circa di dislivello, questo viadotto è proprio un’opera d’arte ed essere sul treno quando ci passi proprio nel mezzo è un’emozione unica.

La prima tappa è stata all’Alp Grüm, durata circa 50 minuti, qui c’è un panorama mozzafiato all’altezza di quasi 2100 mt si ha una veduta sulla Valposchiavo e il su di Miralago e sulle montagne attorno…bellissimo.

lago ghiacciato Ospizio Bernina

Dopo essere risalita sul trenino mi fermo subito nella fermata successiva Ospizio Bernina, 2200 mt di altezza, anche se come tappa non è consigliata in inverno è stato comunque bello ho camminato sul lago ghiacciato immersa nella neve e anche qui il contorno naturale era qualcosa di magico.

veduta fronte ristorante, sentiero che porta ai piedi del ghiacciaio Morteratsch

Dopo circa un’ora ecco che arriva un altro trenino salgo e la mia prossima fermata è Morteratsch. Affamata e curiosa di provare il ristorante Morteratsch scendo e devo dire che il cibo è stato ottimo anche se bisogna fare i conti con i cari franchi svizzeri (1 primo e una birra piccola €26). Fermandosi a questa fermata ci sarebbe la possibilità di fare un’escursione ai piedi del ghiacciaio Morteratsch.

Camminata di circa due ore e se si pranza al ristorante c’è la possibilità di depositare i bagagli per poter fare il trekking in leggerezza. Decido però di non fare questa camminata ed andare verso l’albergo di Pontresina. Arrivata a Pontresina cerco l’albergo Steinbock, dove mi aspetta una camera singola con bagno in comune e prima colazione, hotel con centro benessere a disposizione per i clienti. Il tutto per €150, non economico direi ma considerando i prezzi che girano in Svizzera non poteva andarmi molto meglio a meno che non scegliessi un ostello. Arrivata quindi in hotel mi precipito nel centro benessere…veramente bello merita molto, dopo aver passato più di tre ore torno in camera, decido di non andare a cena e tra libri e televisione mi addormento. Arriva domenica ultimo giorno, sveglia alle sette e mezza, colazione e poi si parte a prendere il treno delle nove con destinazione Saint Moritz.

Arrivo nella famosa località Svizzera alle 9.15 circa…mi incammino verso il centro del paese e scopro una scala mobile che porta nel centro. Nei primi metri che percorro si percepisce subito il rango dei turisti che affollano la cittadina; le vetrine dei negozi sono tutte di note marche di case di moda, io con il mio zaino da trekking mi sento un po’ fuori luogo.

Traghetto all’Ave Maria
Giovanni Segantini

Giro un po’ tra le vie ammirando da sopra il lago ghiacciato che si stende ai piedi di Saint Moritz e aspetto che arrivino le 11 per recarmi al museo di Giovanni Segantini: pittore Trentino che ha vissuto gran parte della sua vita in Svizzera. Costo del museo 15 franchi con audio guida 18. Il museo non è molto grande e anche le opere non sono moltissime ma se conoscete il pittore ne vale sicuramente la pena. Finito il mio giro nel museo sono andata a fare una camminata sul lago ghiacciato dove nel centro si stavano disputando delle gare di equitazione; sono rimasta impressionata dalla quantità di persone che c’erano nel bel mezzo del lago senza considerare i vari stand e tutte le automobili parcheggiate…come se fosse un enorme prato e non un lago, incredibile! Alle ore 13.48 ho preso il trenino con vista panoramica per il mio ritorno a Tirano no stop. Arrivata alla macchina ripercorro la stessa strada dell’andata. Bel weekend a contatto con la natura lo consiglio veramente…e per chi vuole spendere meno è fattibilissimo anche fare un’andata e ritorno in giornata! Buon viaggio a tutti.

Vuoi sapere chi sono e cosa ci faccio qui?

Sono Silvia, classe 91, e abito in Vallagarina provincia di Trento, sono qui per condividere con te la mia passione di esplorare posti e paesi nuovi.

I miei articoli quindi parleranno di viaggi all’estero ma anche di tante escursioni e uscite nel territorio Trentino che possono essere: visite a castelli, camminate in montagna, vie ferrate, musei etc.

Sono convinta che continuare a scoprire posti nuovi aiuti tutti noi a vivere meglio…la monotonia piano piano ci fa perdere la voglia di vivere e per me viaggiare, camminare, esplorare sono tutti verbi che se attivati mi fanno sentire viva.

Cercandomi viaggio perché? Ho chiamato in questo modo il mio blog proprio perché ogni viaggio aiuta a scoprire un pò di più noi stessi, che sia viaggiare soli o in gruppo o in coppia ci mette sempre alla prova e ogni volta è un passo verso la scoperta delle nostre parti più nascoste.